Il trapianto di capelli ad oggi rappresenta l’unico trattamento efficace nel lungo periodo per ripristinare i capelli nelle zone dove ormai i bulbi non sono più attivi e dove la calvizie ha avuto la meglio.

Trapiantare i capelli non significa bloccare la calvizie, né creare dal nulla nuovi capelli. Semplicemente, con questa procedura chirurgica, i capelli già presenti sulla testa vengono distribuiti secondo una nuova densità, ricreando otticamente un rinfoltimento.La calvizie può manifestarsi in seguito a numerose cause e quindi richiede più di qualsiasi altra malattia, un corretto inquadramento eziopatologico, sia per l’impatto psicologico che riveste, sia per evitare un peggioramento da inadeguata terapia. Tra tutte le possibili e numerose cause di alopecia, senza dubbio, l’alopecia androgenetica rappresenta la forma più comunemente riscontrata, sia nell’uomo che nella donna.   In passato è stata definita come uno stato parafisiologico del paziente di sesso maschile. Oggi in seguito a ricerche più approfondite si è più propensi a considerarla come una condizione patologica cronica, geneticamente determinata, caratterizzata da una progressiva involuzione dei follicoli piliferi ad opera degli ormoni androgeni, con miniaturizzazione e progressiva scomparsa dei capelli che ne derivano, e si è visto che colpisce anche il sesso femminile. La perdita dei capelli in alcune zone (fronte, tempie, vertice) , progressiva con l’età, si accompagna talvolta a conseguenze psicologiche piuttosto rilevanti; molti pazienti quindi consultano medici, dermatologi e chirurghi con la speranza di recuperare i capelli perduti ma le loro aspettative  sono spesso poco realistiche.

LA PRIMA VISITA E LA SELEZIONE DEL PAZIENTE
Per il medico è importante valutare gli aspetti psicologici del paziente, determinare le motivazioni all’intervento chirurgico e discutere quali siano le possibili aspettative. Viene discussa quale possa essere la strategia migliore cercando la soluzione giusta per ogni caso, tenendo in considerazione le aspettative del paziente, il grado di calvizie, l’età, la densità, il colore e la qualità dei capelli. Il paziente può essere accompagnato durante il colloquio da familiari o amici. La compagnia, infatti, facilita un colloquio più sereno ed amichevole, mette a proprio agio il diretto interessato. Le domande possono così essere rivolte dall’accompagnatore, e/o alcune risposte possono essere altresì meglio chiarite e comprese.Pazienti già sottoposti ad interventi chirurgici di autotrapianto di capelli sono già informati su vari aspetti. Pertanto non necessitano di più tempo rispetto a pazienti non operati o poco e male informati. In tali casi il colloquio si proporrà di istruire sulle nuove metodiche chirurgiche e sui risultati più naturali che si ottengono.  La prima visita è pertanto un processo comunicativo fondamentale, attraverso il quale il paziente esprime al chirurgo le proprie aspettative ed i propri obiettivi, mentre quest’ultimo spiega  in modo realistico i risultati ottenibili a breve ed a lungo termine e le varie tecniche a disposizione.

INTERVENTO 

DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO CHIRURGICO
–     All’arrivo del paziente viene effettuato il controllo delle analisi preoperatorie, viene fatto firmare il consenso informato e  vengono effettuate le foto preoperatorie .
–    viene poi effettuato il disegno dell’area da trattare precedentemente concordata con il paziente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si consiglia di far portare al paziente una foto di alcuni anni prima della caduta dei capelli per cercare di ricreare, se possibile, la forma dell’attaccatura originale, cosa che viene sempre molto gradita dai pazienti.  La prima linea viene disegnata  davanti ad uno specchio per essere sicuri che il paziente sia concorde, si creano delle piccole irregolarità e cuspidi per realizzare un aspetto ancora più naturale (tutto ciò che è troppo netto e perfetto da l’idea di finto).
–    Presentazione dell’equipe chirurgica.

La cura e la chirurgia della calvizie sono giocoforza legate al grado di perdita dei capelli, al tipo di situazione locale dell’area donatrice, alle aspettative del Paziente. Non esiste quindi una terapia chirurgica che possa essere valida per tutte le situazioni. Due sono le tecniche più all’avanguardia oggi a nostra disposizione: la F.U.T.  e la F.U.E.

F.U.T.
L’autotrapianto F.U.T. (Follicular Unit Transplantation, ovvero Chirurgia delle Unità Follicolari) è la tecnica di trapianto di capelli monobulbare più diffusa al mondo, e si avvale del prelievo di una striscia di cuoio capelluto prelevato dalla regione occipitale, area donatrice ideale perché non soggetta alle influenze ormonali che favoriscono la caduta dei capelli. Il prelievo  è facilitato dal posizionamento del paziente in decubito prono, testa flessa su un cuscino adeguato. La lama da bisturi viene inclinata con  proiezione obliqua verso l’alto, strettamente parallela ai capelli, in modo da rispettare l’angolo di crescita dei follicoli piliferi della zona donatrice che  senza danneggiare o sezionare i bulbi.

La cicatrice, in seguito alle moderne tecniche di incisione (lama orientata nel verso naturale dei bulbi ) e alla sutura “tricofitica” (tecnica che permette la ricrescita dei capelli all’interno della cicatrice), risulta poco visibile e facilmente nascondibile  tra i capelli dell’area donatrice. Nei casi di re intervento  è consuetudine effettuare la rimozione della cicatrice preesistente inglobandola nella losanga, in modo che il paziente abbia una unica cicatrice finale.

 

 

 

 

 

La striscia di cuoio capelluto appena prelevata  viene “lavorata” da personale altamente specializzato,che mediante l’ausilio di microscopi ottici, provvede alla suddivisione dell’ area  in migliaia di  unità follicolari da 1,2,3 o 4 bulbi. La dissezione viene effettuata su delle apposite lavagnette luminose che permettono di vedere meglio i singoli segmenti da trattare. Gli innesti cosi’ ottenuti sono quindi contati e allineati a seconda della loro grandezza.

 

 

 

 

 

 

 

 

F.U.E. 
La tecnica F.U.E. ( estrazione di Unità Follicolare ) è un metodo considerato minimamente invasivo per il rinfoltimento dei capelli, perché non prevede l’utilizzo di losanghe di cuoio capelluto prelevate dalla regione nucale.
Il procedimento F.U.E. non comprende le procedure comunemente conosciute come ‘strip extraction’; non viene quindi effettuato nessun taglio e nessuna rimozione di cute dallo scalpo. Sebbene il prelievo della striscia singola sia un metodo molto efficace per ottenere il tessuto da cui isolare le unità follicolari, esso comporta la formazione di una cicatrice lineare. Se la tecnica viene realizzata in modo scrupoloso, prelevando strisce sottili , le cicatrici che ne derivano saranno impercettibili, ma se le strisce prelevate sono di dimensioni eccessive, le cicatrici possono diventare inaccettabili.
Di conseguenza numerosi pazienti non sono propensi a sottoporsi a una procedura che comporta un’estesa cicatrice lineare potenzialmente difficile da trattare; Inoltre è necessario radere a zero i pazienti e spesso ciò non viene accettato di buon grado soprattutto nel sesso femminile.
I follicoli dei capelli sono estratti uno ad uno dalla parte donatrice (nuca) e ri-impiantati con un unico strumento.

 

 

 

 

 

 

 

Visto  che le pinzette utilizzate sono molto sottili, la tecnica FUE lascia dei puntini come unici segni nella zona donatrice che possono essere notati solo da vicino.

 

 

 

 

 

 

Pertanto una persona che ha avuto un intervento con la tecnica FUE, negli anni successivi può radersi i capelli non preoccupandosi che le cicatrici vengano notate
E’ tecnicamente possibile estrarre e trapiantare 2000 innesti in un giorno. Per evitare che i follicoli estratti non rimangano più di 4 ore fuori dal corpo in una soluzione speciale, viene limitato il numero dei trapianti a 1200-1400. Se lo si desidera può essere eseguito un trapianto di 2500 innesti in 2 sedute lasciando un giorno di riposo tra gli interventi.

 

Il micromotore    
Si tratta di un apparecchio elettrico a velocità di rotazione variabile, che viene usato anche dai dentisti.
Recentemente, l’utilizzo micromotore è diventato popolare nella tecnica FUE, in  quanto è in grado di estrarre più velocemente gli innesti.
La FUE è indicata nei seguenti casi :
– quando anche la presenza di una cicatrice lineare sottile è inaccettata (soggetti che si radono a zero i capelli o li portano sempre molto corti),
–  quando il paziente richiede la FUE e si possono prelevare sufficienti innesti per soddisfare le sue necessità;
– nei pazienti con perdita di capelli limitata o quando sono necessarie piccole sedute ( pazienti con alopecia in piccole aree calve del vertice);
– per aree estetiche limitate, come le punte centrali, le sopracciglia, le ciglia, i baffi;
– per aree limitate di alopecia secondaria a condizioni dermatologiche;
– nel trattamento di ampie zone cicatriziali secondarie a prelievo tradizionale dello strip;
– nei pazienti con insufficiente elasticità del cuoio capelluto per l’escissione di una striscia;
– per processi cicatriziali dovuti a condizioni dermatologiche, traumi o procedure neurochirurgiche;
– per soggetti con aree donatrici molto deturpate da una cicatrice, con conseguente difficoltà a realizzare una incisione lineare:
– nei pazienti che tendono a formare cicatrici lineari ampie o ispessite o cheloidee.
– nei pazienti che hanno eccessiva paura del dolore o delle cicatrici;
– quando il corpo o la barba fungono da aree donatrici.

 

 

 

 

 

 

 

FUT o FUE ? 

Questa è una delle domande più frequenti. La risposta dipende dalle dimensioni del settore calvo, dall’elasticità e foltezza dei capelli della zona donatrice e dalla valutazione della regressione dei capelli sulla zona frontale in futuro.
Entrambi i metodi possono essere utilizzati in combinazione, al fine di aumentare la capacità della zona donatrice e di estrarre più innesti.
Se il paziente non ha paura di sottoporsi ad un intervento chirurgico e non prevede di radersi i capelli in futuro, la tecnica FUT è la scelta ottimale, poiché richiede meno tempo ed è economicamente più valida , in quanto comporta uno spreco nettamente inferiore di unità follicolari.
Ma se il paziente è riluttante a subire un taglio chirurgico, o se vi è la possibilità di un’ ulteriore perdita di capelli e la zona donatrice potrebbe aver raggiunto i suoi limiti, allora la tecnica FUE può essere una buona alternativa.

Sicuramente la FUE rappresenta un interessante progresso che avvicina il campo della chirurgia del trapianto dei capelli alla chirurgia mini-invasiva. La promessa di un intervento pressoché privo di cicatrice è allettante sia per il paziente che per il chirurgo, anche se non è così perché in realtà vi saranno 1000-2000 minicicatrici puntiformi diffuse al posto di una lineare.
La FUE è certamente molto utile in un numero sempre maggiore di candidati al trapianto; I motivi di scelta della FUE al posto del prelievo dello strip possono essere l’assenza di una cicatrice lineare, il desiderio di un periodo di convalescenza teoricamente libero da dolore e più rapido o semplicemente l’intenzione di sottoporsi a una procedura leggermente meno invasiva.

ANESTESIA
Il trapianto di capelli viene eseguito in regime di Day-Hospital (cioè senza ricovero e degenza) Viene effettuata sia nell’area donatrice che in quella ricevente un’ ‘anestesia locale, in alcuni casi viene effettuata una blanda sedazione. La durata dell’intervento, a seconda delle necessità puo’ oscillare in un periodo compreso dalle 5 alle 6 ore, in alcuni casi puo’ essere consigliabile suddividere l’intervento in due giornate.

TECNICHE DI IMPIANTO
Una volta passati dalla posizione prona alla posizione supina o semi-seduta si esegue l’anestesia locale lungo il disegno della nuova linea anteriore. La realizzazione dei siti recettori viene eseguita con bisturi specifici provvisti di apposite lame che permettono di incidere danneggiando il meno possibile gli eventuali bulbi presenti nella zona ricevente.

 

 

 

 

 

 

 

 

Le incisioni nei siti recettori sono orientate rispettando il senso naturale della crescita dei capelli, con una direzione anteriore e angolo di attacco di circa 30°-45° nella regione frontale ed anteriore (in modo da  dare all’attaccatura un effetto graduale e di impedire l’effetto a «capelli di bambola» ottenuto quando innesti troppo grandi sono posti in prima linea  ),di circa 15-20° verso il basso nelle regioni laterali e nelle basette. La dimensione delle incisioni nei siti recettori è in funzione di quella degli innesti che si prevede di inserire. Quando tutte le incisioni sono effettuate, si procede con il posizionamento degli innesti.

La fase dell’inserimento degli innesti è molto delicata perchè da essa dipende in gran parte la buona riuscita dell’intervento stesso. Quando tutti gli innesti sono in sede, si esegue l’ultimo controllo prima di passare alla medicazione. In assenza di sanguinamenti, è possibile lasciare la testa libera senza medicazione.  Se persiste una leggero sanguinamento si preferisce effettuare una medicazione umida moderatamente compressiva per alcune ore o rarissimamnte fino al giorno dopo.

 

 

 

 

 

 

 

POSTOPERATORIO  

Al termine del trapianto di capelli residuerà a seconda della tecnica utilizzata o una sottile cicatrice o più cicatrici circolari nella regione occipitale e delle crosticine in corrispondenza delle micro-incisioni. Il giorno seguente è prevista una visita di controllo dove sarà effettuato già uno shampoo e saranno dati tutti gli accorgimenti necessari per un corretto post-operatorio.  Nei giorni successivi è normale provare un certo indolenzimento che può essere semplicemente sedato con gli antidolorifici prescritti. Quando le crosticine saranno completamente sparite (in genere in 1 – 2  settimane circa), sarà difficile indovinare i segni dell’intervento chirurgico.

I capelli cominceranno a crescere in modo graduale in circa un paio di mesi, cioè quando i follicoli trapiantati avranno superato lo stress chirurgico e si saranno normalizzati completamente. Il vantaggio di questo è che il paziente può tornare al sociale in breve tempo, senza l’imbarazzo di dover fornire spiegazioni: gli altri si abitueranno senza accorgersi al graduale cambio d’immagine.
Dal 3° al 6° mese tutti i capelli trapiantati inizierano la ricrescita. In casi particolarmente rari è possibile che alcuni capelli ritardino ulteriormente l’inizio della crescita. Tenendo in considerazione che la crescita media dei capelli è di 1 cm al mese, i capelli trapiantati dopo un anno avranno una lunghezza media di 6 – 9 cm.

AUTOTRAPIANTO DI CAPELLI IN SEDI ECTOPICHE:

LA RICOSTRUZIONE DEL  SOPRACCIGLIO

Numerose sono le cause che possono alterare la normale morfologia della regione sopraccigliare. Esiti cicatriziali traumatici, esiti di interventi chirurgici, utilizzo imprudente di prodotti o mezzi per depilazione sono le condizioni che più spesso conducono ad alopecie parziali o totali.
Tali condizioni sono spesso causa di disagio psicologico per l’importanza che riveste la zona nella fisionomia del volto. L’autotrapianto di capelli risulta essere la terapia che meglio di altre consente di ottenere un risultato naturale e stabile nel tempo rispetto ad altre procedure cosmetologiche come l’impianto di capelli artificiali, o il tatuaggio, che peraltro da dei risultati accettabili solo nel sesso femminile. Il prelievo viene eseguito dalla regione nucale bassa, dove i capelli sono più sottili, asportando una losanga di cuoio capelluto contente un adeguato numero di bulbi piliferi da trapiantare. L’area ricevente, previa adeguata infiltrazione con anestetico locale, viene preparata per ricevere gli innesti mono-bibulbari con mini incisioni. Le incisioni vengono eseguite nel massimo rispetto dell’angolazione dei bulbi sopraccigliari ed effettuate ad una profondità proporzionata all’altezza degli stessi. La crescita degli innesti è variabile ed è compresa tra i 3 e 6 mesi circa.

 

 

 

 

 

 

LA RICOSTRUZIONE DEL  PUBE

La comparsa dei peli pubici rappresenta in tutte le società un segno di maturazione sessuale, la sua assenza può causare stress psicologico e un certo grado di insofferenza in entrambi i sessi. La caduta dei peli in questa regione è spesso associata ad anomalie cromosomiche, cambiamenti ormonali o ripetuti traumi. In alcuni casi può essere anche causata da una scelta di procedere all’epilazione seguendo delle mode passeggere, per poi pentirsi dei risultati ottenuti. In alcuni pazienti non si arriva alla vera e propria alopecia ma ad una rarefazione dei peli che porta ad un aspetto infantile o vecchieggiante.
La sede di prelievo normalmente utilizzata è la regione nucale. Nella nostra esperienza abbiamo osservato che dapprima i peli mantengono le caratteristiche della zona donatrice, per cui tendono a raggiungere lunghezze superiori rispetto agli altri peli pubici e sono spesso lisci. Con il tempo invece i pazienti riferiscono di dover sempre meno essere costretti a tagliarli periodicamente e di osservare un loro progressivo arricciamento .

 

 

 

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